LE TERZE PARTI (PSD2 & FinTech)

DIRITTI E OBBLIGHI DELLE TERZE PARTI
PRESIDI ANTIRICICLAGGIO E FINANZIAMENTO
AL TERRORISMO (AML-CFT)

PRESIDI ANTIRICICLAGGIO E FINANZIAMENTO AL TERRORISMO (AML-CFT)

Elementi comuni inerenti al servizio PIS e AIS

La presenza di una pluralità di intermediari che intervengono alla prestazione dell’attività da parte di un PISP o di un AISP rende complessa l’attribuzione a ciascun soggetto degli obblighi previsti dalla normativa in materia di contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo di cui al d.lgs. n. 231 del 21 novembre 2007, modificato dal d.lgs. n. 90 del 25 maggio 2017.

Con riferimento ai soggetti obbligati richiamati dal suddetto Decreto Antiriciclaggio, le attività di disposizione di ordini di pagamento e di informazione sui conti sono prestate da soggetti obbligati che annoverano qualunque intermediario abilitato alla prestazione di servizi di pagamento (dunque banche, istituti di moneta elettronica ed istituti di pagamento). Rispetto tuttavia agli altri servizi di pagamento, le attività di disposizione di ordini di pagamento e di informazione sui conti, non prevedono da parte del soggetto abilitato alla prestazione di tali servizi, l’intermediazione di valori monetari. Infatti per la prestazione di questi servizi non è necessario avere la disponibilità di mezzi di pagamento intestati al disponente, oppure non è necessario adempiere ad alcuna obbligazione pecuniaria derivante dall’esecuzione dei servizi stessi.

In considerazione dell’assenza di mezzi finanziari oggetto di intermediazione, gli obblighi in materia di contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, fondamentalmente, si concretizzano nell’adeguata verifica del cliente che richiede la prestazione del servizio; al monitoraggio delle operazioni di disposizione degli ordini di pagamento; alla restituzione delle informazioni aggregate, oltre ovviamente alla conservazione dei dati, delle informazioni e dei documenti derivanti dalla prestazione di tali attività. Il ridotto numero di obblighi, in particolar modo in materia di adeguata verifica della clientela, come vedremo nel prosieguo, ovviamente è applicabile solo allorquando l’intermediario che presti le attività di PISP o di AISP, si limiti a tali servizi e dunque il rapporto con il cliente sia esclusivamente loro dedicato. Tali obblighi qualitativamente ridotti infatti sono in funzione delle peculiarità del servizio prestato.

All’interno della adeguata verifica della clientela per quanto riguarda gli obblighi di identificazione formale del cliente, dell’eventuale titolare effettivo e degli eventuali soggetti deputati ad operare in nome e per conto del cliente, di acquisizione e di valutazione delle informazioni relative allo scopo e alla natura dei servizi prestati, essi vanno eseguiti alla stessa stregua e con lo stesso approccio qualitativo rispetto a quanto sarebbe eseguito da qualunque altro intermediario, in riferimento a qualunque altra attività continuativa prestata da un soggetto del settore finanziario. Ben diversa è la situazione rispetto agli obblighi di controllo costante dell’andamento del rapporto contrattuale (monitoraggio) infatti in questa situazione di limitata attività prestata dai soggetti in parola rende l’esecuzione di tali obblighi, più complessa in quanto viene a mancare un adeguato quadro informativo d’insieme alimentato sia dall’informazione sul cliente che dall’informazione sull’operazione.

Servizio PIS e Antiriciclaggio e finanziamento al Terrorismo (AML/CFT)

In riferimento al servizio di disposizione di ordini di pagamento, il suo oggetto è rappresentato dalle disposizioni di trasferimento di mezzi di pagamento che il prestatore, dietro indicazioni del titolare del conto, fornisce all’intermediario dove è radicato il conto.

Il prestatore non dispone quindi di altre informazioni se non quelle relative alle disposizioni di volta in volta impartite e quelle che gli sono state fornite nella fase genetica del rapporto con il cliente. Sulla base di queste, l’unica possibilità che il prestatore ha di adempiere correttamente agli obblighi di monitoraggio è riconducibile all’analisi di congruità e ragionevolezza delle disposizioni impartite rispetto alla posizione economico-finanziaria desumibile dalle informazioni fornite dal cliente stesso oppure ricavate attraverso fonti esterne o documenti indipendenti e/o formali.

Diversamente da altri intermediari presso i quali sono “visibili” le disponibilità finanziarie del cliente, il prestatore soggetto obbligato, è decisamente “disorientato” da tale situazione. Ne deriva come al di là del richiedere di informazioni al cliente stesso, l’analisi del PISP è ridotta appunto dall’assenza delle informazioni. Per effetto di tale configurazione il prestatore non ha una congrua rappresentazione del quadro d’insieme connessa all’operazione e non ha contestualmente elementi quantitativi e qualitativi per considerare sospetta (o non sospetta) tale operatività. Il delegato alle SOS dovrà valutare se ritenere comunque sospetta l’operatività (o la singola operazione di disposizione dell’ordine) e pertanto segnalare alla UIF rappresentando fedelmente il reale contesto in cui ha eseguito tale segnalazione.

La stessa valutazione può non essere specularmente effettuata dall’intermediario presso il quale è radicato il conto. Questi, giuridicamente, è il soggetto deputato all’esecuzione dell’ordine di trasferimento dei mezzi di pagamento, ovviamente nei limiti delle disponibilità liquide presenti sul conto stesso. Poiché tale intermediario (contrariamente al PISP) ha una maggiore visibilità sulla situazione economico-finanziaria del cliente ed in particolare sull’origine, normalmente lecita, dei fondi, ha anche una migliore posizione per effettuare una più compiuta valutazione. Ne deriva che, mentre l’eventuale segnalazione di un’operazione sospetta effettuata dal prestatore potrebbe non tradursi in una segnalazione dell’intermediario presso il quale è radicato il conto, il contrario non potrebbe accadere. Infatti a fronte della medesima operazione, le ragioni del sospetto dovrebbero essere oggettivamente tanto più fondate/infondate quante più informazioni sul soggetto siano a disposizione di un intermediario. Conseguentemente se è normale che il PISP segnali e l’intermediario presso il quale è radicato il conto di pagamento non segnali, se questi ha invece ritenuto sospetto l’ordine di pagamento come disposto dal PISP, il PISP dovrebbe aver effettuato la medesima valutazione.
Lo stesso approccio andrebbe tenuto qualora l’analisi si sposti dall’ammontare dell’operazione di pagamento eseguita per mezzo dell’ordine disposto dal prestatore, all’analisi della posizione relativa al destinatario del pagamento.

Il PISP nell’ambito del controllo costante del rapporto e dell’operatività a valere sullo stesso, potrebbe ritenere sospetta la richiesta di impartire una disposizione di un ordine di pagamento a valere su di un determinato beneficiario. Per contro la stessa analisi potrebbe dare un risultato diverso se effettuata dall’intermediario presso il quale è radicato il conto, sulla base della complessiva operatività anche storicizzata.
Più insidiosa per l’intermediario presso il quale è radicato il conto è invece l’ultima situazione. Un cliente potrebbe infatti aprire più rapporti di disposizione di ordini di pagamento con diversi PISP al fine di frazionare l’operatività (sia quantitativamente che nei confronti del medesimo beneficiario degli ordini) e “confondere” l’intermediario presso il quale è radicato il conto di pagamento.

Questi dovrebbe dotarsi di strumenti di analisi anche delle operazioni impartite da terzi (tra cui probabilmente anche una forma di registrazione del PISP come delegato ad operare) al fine di poter aggregare le stesse per ammontare, ma soprattutto per il destinatario del pagamento. Infatti potrebbe costituire un indicatore di anomalia il fatto che l’intermediario sia chiamato ad eseguire una pluralità di pagamenti a favore del medesimo beneficiario a fronte di disposizioni provenienti da diversi PISP a valere sul medesimo conto. In tal caso, si ritiene che, acclarato il motivo del sospetto dato dall’unificazione logica ed economica delle diverse operazioni, l’intermediario dovrebbe procedere con una segnalazione di operazione sospetta.

Servizio AIS e l’Antiriciclaggio e finanziamento al Terrorismo (AML/CFT)

In riferimento al servizio di informazioni dei conti, l’oggetto del servizio è invece l’aggregazione delle informazioni provenienti da più conti e la presentazione delle stesse per categorie di spese. Ad una prima analisi, il prestatore effettivamente non ha molto da controllare, unificando e mostrando al cliente giusto delle informazioni sull’operatività pregressa avvenuta sui conti del cliente stesso.

L’attività dell’AISP assume altresì un profilo rilevante relativamente al contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo in quanto l’aggregazione delle informazioni potrebbe rappresentare all’AISP incongruenze complessive dal lato delle spese e delle disposizioni varie, rispetto al profilo economico-finanziario del cliente, il quale sul punto dovrebbe essere sollecitato dall’AISP a fornire tali informazioni. Infatti l’aggregazione dei dati da parte dell’AISP risolve i limiti informativi derivanti dalla possibile esistenza di altri intermediari che prestino servizi di pagamento, che impediscono a ciascun soggetto obbligato di svolgere un’analisi complessiva, ed assolve invece alla funzione di rappresentare un quadro completo non solo al cliente ma anche alle autorità di vigilanza. È pur vero che l’utente potrebbe non segnalare all’AISP tutti i propri conti da “analizzare”.

La presenza di più intermediari che prestino i servizi di disposizione di ordini di pagamento, esecuzione degli stessi, informazione sui conti ed apertura dei conti, fraziona comunque l’applicazione delle disposizioni in materia di contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo. Ciò è frutto della suddivisione di compiti e della disciplina propria di tali servizi.

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